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Riccardo Bellandi

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Riccardo Bellandi

Lo spettro greco. Una spy story della Guerra fredda al confine orientale italiano.

Youcanprint, 2015

pagine: 288

VERSIONE CARTACEA - ISBN: 978-88-93069-17-5; prezzo:  15,00 €

VERSIONE DIGITALE - ISBN: 978-88-91149-13-8; prezzo: 2,00 €


 

Sinossi

    

La trama


    Il romanzo è ambientato tra l’Italia e la Jugoslavia del secondo dopoguerra. Siamo nell’autunno 1946, un periodo cruciale in cui si decide il futuro dell’Europa per i successivi cinquant’anni. Tra Parigi e New York, i paesi vincitori della II guerra mondiale sono impegnati a definire i trattati di pace coi paesi sconfitti, tra cui l’Italia. Nonostante l’apparente collaborazione, la contrapposizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica è già un dato di fatto.

    Nell’Europa ormai divisa dalla “cortina di ferro”, l’Italia si trova in prima linea, ed è attraversata da fortissime tensioni che ne minacciano la stabilità interna e l’integrità territoriale. Le industrie sono ferme per la carenza di materie prime, le infrastrutture distrutte. La disoccupazione è alle stelle, scarseggia il cibo, il mercato nero detta legge. Nonostante il governo di unità nazionale, il contrasto tra i partiti di sinistra e quelli moderati è elevatissimo. L’esercito è inesistente, le forze dell’ordine impotenti. Il rischio di colpi di stato o insurrezioni armate, con lo scoppio di una guerra civile come sta avvenendo in Grecia, è una prospettiva tutt’altro che astratta; anche perché la Jugoslavia di Tito – assetata di vendetta, galvanizzata dalla vittoriosa guerra di liberazione, sostenuta da Stalin e con un forte ascendente sui comunisti italiani – preme alla frontiera orientale e non si accontenta dei nuovi confini decisi dalle Grandi potenze alla Conferenza di pace.

    In tale turbolento contesto, James Angleton, un intraprendente maggiore americano dell’Ufficio operazioni speciali (la futura CIA), organizza una rischiosa missione nella Venezia Giulia, regione italiana rivendicata dalla Jugoslavia di Tito e dal giugno 1945 divisa tra una zona di occupazione angloamericana (la zona “A”, con Trieste, Pola, Monfalcone, Gorizia e Caporetto) e una jugoslava (la zona “B”, con Aidussina, Idra, Postumia, Fiume e l’Istria).

    Angleton, tramite una preziosa informatrice slovena di nome Jana Košić, ha saputo che tre importanti dirigenti della componente rivoluzionaria del PCI, quella vicina alle posizioni di Tito e ostile alla politica più prudente di Togliatti, si devono incontrare con gli jugoslavi, per concordare l’invio di consulenti militari e armi in vista di una sollevazione armata sul modello greco. L’incontro è previsto nel bunker "Onda Rossa", una base militare segreta costruita dagli Jugoslavi -  con l'aiuto dei sovietici - nella Selva di Tarnova, vicino a Gorizia. L’obiettivo della missione organizzata dai Servizi americani è uccidere i tre dirigenti comunisti durante il loro passaggio per Gorizia, in modo da indebolire l’ala filojugoslava del PCI e ostacolare le mire imperialiste di Tito verso l’Italia settentrionale.

     Il commando incaricato di portare a termine l’operazione, per non coinvolgere direttamente gli Stati Uniti, è composto unicamente da italiani, militari che dopo l’8 settembre ’43 hanno combattuto a fianco degli Alleati.

     Pochi giorni prima dell’inizio della missione è aggregato al gruppo d'azione un reduce italiano dall’oscuro passato, Aldo Ganz. Quest’ultimo dopo l’armistizio aveva scelto di combattere coi tedeschi e a guerra finita, sfuggito da un campo di prigionia jugoslavo e braccato come criminale di guerra, si nascondeva tra gli sbandati che affollavano le città italiane, in attesa di fuggire all’estero.

     Il commando è guidato dall’ex capitano del SIM (i servizi segreti militari italiani durante il fascismo) Marco Lazzi, un romano di saldi principi patriottici, fervente anticomunista, da anni al servizio degli americani. Entrerà a farvi parte anche la giovane Jana che motivata da un viscerale odio per i comunisti di Tito seguirà Ganz e gli altri fino alla fine della missione.
     L’azione principale del romanzo si svolge in pochi giorni a metà novembre 1946, tra la città di Gorizia e la Selva di Tarnova. Tra cruente azioni di guerriglia, combattimenti all’ultimo sangue, tradimenti e molteplici colpi di scena, seguiremo il tentativo di Aldo Ganz e degli altri membri del commando di superare gli ostacoli posti dall’UDBA, la temibile polizia segreta di Tito comandata dal capitano Drago Lakovič, e portare a termine la missione.

 

Il contesto storico e lo stile


     Benché la vicenda narrata nel romanzo sia frutto dell’immaginazione dell’autore, il contesto storico è rievocato in modo accurato e filtra indirettamente attraverso i dialoghi, le riflessioni e le azioni dei protagonisti, alcuni dei quali sono personaggi veramente esistiti.

     Particolare attenzione è data alla ricostruzione del quadro politico nazionale e internazionale, coi primi incerti passi della Repubblica italiana, la complicata posizione del PCI combattuto tra l’interesse nazionale e quello del comunismo internazionale, le inequivocabili avvisaglie della Guerra fredda, le mire egemoniche della Jugoslava, la crescente rivalità tra Tito e Stalin all'interno del blocco comunista.

     Per lo stretto legame della trama con gli eventi internazionali che coinvolsero l'Italia nel dopoguerra, il romanzo può essere classificato, oltre che come una spy story, anche come un thriller politico.

     La storia è raccontata con realismo, anche nei suoi risvolti più macabri e violenti. Le idee, i giudizi e i comportamenti attribuiti ai personaggi sono coerenti con la loro provenienza ed estrazione sociale, nonché con il contesto storico dell’immediato dopoguerra, un’epoca di transizione per un’Europa dilaniata e imbarbarita da sei anni di guerra, distruzioni di ogni genere, deportazioni e uccisioni di milioni di persone. Un’epoca selvaggia e instabile, fortemente venata di radicalismo, razzismo, intolleranza, risentimento e odio, verso il diverso (fosse italiano, slavo o ebreo) o chi la pensava diversamente (il comunista, il cattolico o il fascista).

     La vicenda del romanzo si snoda in pochi giorni, tra l’8 e il 13 novembre 1946, ed è narrata in modo incalzante con molteplici colpi di scena. La descrizione degli ambienti e soprattutto la caratterizzazione dei personaggi, con alcune eccezioni (vedi il protagonista Aldo Ganz), passano in secondo piano rispetto alla trama e alle scene di azione, con un chiaro riferimento ai romanzi brevi di Alistar MacLean (Dove osano le aquile, I cannoni di Navarone) e Eric Ambler (Il caso Schirmer).

 

  

 

Il protagonista


     Il protagonista centrale del romanzo è Aldo Ganz, un dalmata italiano dall’ambiguo passato. Sfuggito da un campo di prigionia jugoslavo e braccato come criminale di guerra, si nasconde tra gli sbandati che affollano le città italiane, in attesa di fuggire all’estero. Per il suo passato di esperto nelle tecniche di antiguerriglia, nonché per la conoscenza delle lingue slave e dei luoghi, è aggregato al commando organizzato dai Servizi segreti americani per compiere una missione segreta nella città di Gorizia.

     I frequenti flashback sulle passate vicende di Ganz – scritti in prima persona (il resto del romanzo è in terza) – aiutano a delineare la psicologia e il carattere del personaggio, oltre che a svelare la natura del conflitto in cui furono coinvolte le truppe di occupazione italiane nei Balcani tra il 1941 e il 1943. 

     Ganz infatti, poco più che ventenne, trascorre gli ultimi anni della sua vita in guerra, e ne rimane profondamente segnato. Cresciuto tra i miti fascisti e imbevuto di nazionalismo - di quello più intenso e intransigente tipico delle zone di confine, allo scoppio della guerra si arruola volontario, e dopo aver combattuto in Africa, entra a far parte dei reparti di arditi che contrastano i partigiani comunisti nei Balcani, la sua terra natale.

     Trovatosi in mezzo a un conflitto feroce e senza regole – al contempo civile, ideologico e razziale – dà tutto se stesso, senza cedimenti o rimorsi, per sconfiggere i nemici della sua patria e del suo popolo, i comunisti jugoslavi. Travolto dal vortice della guerra, è protagonista, spettatore e vittima di azioni atroci e terribili che, anche dopo anni, continuano a tormentargli la coscienza.

     Nell’estate del ’46, dopo un anno di prigionia nei lager di Tito, Ganz riesce a tornare in Italia, ma la sua vita è senza speranze. La guerra gli ha portato via tutto: la patria, la casa, la famiglia, gli amici, la rispettabilità. È solo, senza un soldo, braccato come criminale. La prigionia in Jugoslavia gli ha minato la salute.  Nella nuova Italia repubblicana, contesa tra gli slavocomunisti e gli angloamaericani, non c’è posto per lui. È in attesa di fuggire in Spagna, grazie agli aiuti di vecchi commilitoni; ma l’inaspettata proposta degli americani di partecipare alla missione a Gorizia gli apre nuove prospettive.  

     Ganz rappresenta un antieroe, né simpatico né buono. Un personaggio controverso, oscuro che lotta contro un destino malevolo e ostile, e per questo, nonostante tutto, può suscitare ammirazione.

     È un nazionalista intransigente. Come molti italiani, ha creduto nel destino imperiale assegnato all'Italia dal fascismo, nella guerra d'aggressione e nella vittoria finale.  Orgoglioso delle sue radici latine, ha forti pregiudizi razziali verso i popoli jugoslavi, tra cui è nato e convissuto, e contro i quali combatte duramente e convintamente.

      Sprezzante del pericolo, orgoglioso e caparbio, dopo l'8 settembre sceglie di continuare la lotta a fianco dei tedeschi, pur sapendo che è la parte sbagliata, quella maledetta e destinata a perdere; così come in quell'autunno del '46 è intenzionato a portare a termine la missione messa in piedi dai Servizi americani, ad ogni costo, nonostante pericoli letali e ostacoli apparentemente insormontabili.

     Gli anni di guerra e di prigionia lo hanno reso violento, cinico, insensibile: uccide senza rimorso chiunque si frapponga ai suoi obiettivi, che persegue disilluso e ormai badando solo al proprio tornaconto. Tuttavia, la corazza costruita attorno a sé, non ha cancellato del tutto la sua coscienza, né il senso del dovere. I rimorsi lo tormentano di continuo, soprattutto di notte quando gli turbano il sonno nella veste di macabri incubi. L’amore per la patria, benché sopito, arde ancora dentro di lui.