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Riccardo Bellandi
I Signori dell’Appennino

Amori e battaglie nella Toscana del Duecento

Polistampa, 2010 (prima ristampa 2015)


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Riccardo Bellandi

Lo spettro greco

Una spy story della Guerra fredda al confine orientale italiano.

Youcanprint, 2015



I comitati militari dell'età statutaria

 

(Le Carte e la Storia, 2/2012)


di Riccardo Bellandi



Nell’esperienza istituzionale italiana precedente la Costituzione repubblicana, sin dai primi
anni dello Stato unitario, hanno operato organi caratterizzati dai seguenti elementi comuni:
collegialità; partecipazione dei massimi vertici istituzionali e militari dello Stato; competenza
su questioni inerenti la difesa nazionale; funzioni di coordinamento e raccordo. Tali organi
– per esigenze espositive indicati con il termine “comitati militari” – hanno avuto diversa
denominazione e non sono mai coesistiti, essendo ciascuno l’evoluzione del precedente:
Commissione permanente per la difesa generale dello Stato (1862-1870), Commissione suprema
mista per la difesa dello Stato (1899-1915), Comitato supremo per i rifornimenti di armi
e munizioni (1915-1917), Commissione suprema di difesa (1923-1944) e Comitato di difesa
(1945-1947).
Questo studio, per ciascuno dei suddetti organi, si propone di esaminare ordinamento
interno e funzioni svolte. Sono, quindi, proposte alcune considerazioni sulla loro natura
giuri dica, valutando la sussistenza dei requisiti per ritenerli appartenenti all’istituto dei
comitati di ministri. L’esame dell’ordinamento interno – con particolare riferimento al ruolo
svolto dai membri di Corona, Governo e Forze armate – consente altresì di seguire, da questa
particolare visuale, l’evoluzione della ripartizione del potere militare tra il vertice istituzionale
dello Stato, nel più ampio quadro della mutazione della forma di governo. È infine
affrontata la questione della collocazione dei comitati militari nell’ordinamento.
Determinante, a tale scopo, è accertare l’ambito materiale e la natura giuridica dell’attività
posta in essere. Riguardo al primo aspetto, questa può essere riferita a tre macrosettori concentrici
con raggio d’ampiezza crescente: la politica militare, ovvero l’organizzazione e le
modalità d’impiego delle Forze armate, con un carattere prettamente tecnico-militare; la
politica di difesa, inerente non solo la politica militare, ma anche la difesa civile, ovvero
la preparazione della Nazione – in tutte le sue componenti sociali, economiche e civili – a
una situazione di conflitto bellico; infine il settore più vasto, la politica di sicu rezza, che
riguarda la proiezione internazionale dello Stato, coinvolgendo aspetti non solo militari,
ma anche politici, diplomatici, economici e finanziari1. È evidente che il ruolo assunto dai
comitati militari nell’ordinamento costituzionale è direttamente correlato al raggio d’ampiezza
delle loro competenze. Quanto alla natura giuridica, l’attività dei comitati può essere
distinta sulla base della nota ripartizione tra atti amministrativi e atti politici. La distinzione
ha grande importanza, poiché solo quando l’attività si struttura in atti d’indirizzo
politico, i comitati si trovano a interagire con gli organi del vertice istituzionale (capo dello
Stato, Governo, Parlamento) nella determinazione della politica di sicurezza, assumendo
così rilevanza per l’ordinamento costituzionale 2. A tal proposito sarà fondamentale accertare,
più che la forma giuridica, la reale forza politica dispiegata da tali atti, ovvero la loro
effettiva capacità di condizionare la politica nazionale.
Riguardo alle fonti utilizzate, l’indagine si basa essenzialmente sullo studio della corposa
disciplina normativa e della prassi ricavata dall’esame dei verbali e delle delibere dei
comitati militari presso l’Archivio dell’Ufficio storico dello Stato maggiore dell’Esercito
(Aussme) e l’Archivio centrale di Stato (Acs).


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