

Mauro Pagliai Editore, 2026
pagine: 264
formato: 12,2x20
ISBN: 978-88-564-0595-8
collana: Biblioteca di Letteratura, 39
settore: L2/Romanzi
costo: euro 16,00

Il Movimento studentesco del '68 e la nascita di Potere Operio a Firenze
Improvvisamente, dopo tre sinistri squilli di tromba, da via Lamarmora piombarono nella piazza decine di gipponi Om52 verde militare che si fiondarono in mezzo agli studenti come lupi in un branco di pecore. I cinque giovani, rifugiati appena in tempo sotto il loggiato dell’Accademia delle Belle Arti, videro con sgomento gli automezzi della polizia volteggiare nella piazza in furiosi caroselli. Gli studenti venivano dispersi e braccati anche in mezzo alle aiuole, e dai cassoni i poliziotti manganellavano chiunque gli capitasse a tiro. Dopo poco i gipponi si fermarono e i poliziotti discesi dai cassoni continuarono il lavoro a piedi. Ai manganelli si aggiunsero i calci dei fucili che, ben più efficaci nel cagionare dolore, raggiunsero indistintamente ragazzi e ragazze, di ogni età.
L’ingiustificata aggressione della polizia ebbe un effetto detonatore travolgente. Il rettore Giacomo Devoto si dimise, una delegazione di docenti andò a protestare dal prefetto, a Pisa e Milano gli studenti disertarono le lezioni per solidarietà, il fatto venne dibattuto in parlamento, ma soprattutto a Firenze la lotta studentesca ebbe una grande infiammata. Il giorno stesso, dopo un’affollatissima assemblea a lettere, fu decisa l’occupazione di tutte le facoltà cittadine, persino della conservatrice giurisprudenza; e la mattina successiva il centro della città fu attraversato da un nuovo affollatissimo corteo che terminò in una manifestazione di protesta in via Cavour di fronte alla prefettura.
Più in piccolo, quella giornata di fine gennaio gettò Marco, Arnaldo, Lucio, Giulia e Sara nel vortice delle proteste studentesche del ’68 che attraverseranno assieme, da amici, compagni di lotta, amanti. Fu un anno memorabile per tutti e cinque. Non si separavano mai, sempre in gruppo come un branco indissolubile, tra caotiche assemblee, commissioni di studio, interminabili riunioni, serate al cinema, cene alle osterie d’Oltrarno, rumorosi cortei per la città, volantinaggi davanti a teatri frequentati dai benpensanti, cariche della polizia, presidi alla pretura per chiedere il rilascio dei compagni incarcerati, spaghettate e nottate dentro le università occupate fra canti, fiaschi di vino e sacchi a pelo.
[estratto del romanzo]
Per approfondire.
- Centro Studi Politico Sociale Archivio il Sessantotto,
- Aldo Grandi, Insurrezione armata. Per la prima volta parlano i protagonisti di Potere operaio. La storia di uno dei momenti più difficili della nostra Repubblica, Milano, Bur, 2005;
- Conricerche, Operaismo. Le interviste
- Aldo Grandi, La generazione degli anni perduti. Storie di Potere operaio, Torino, Einaudi, 2003;
- ArchivioAutonomia,
- Ass. Ciclostilato in proprio Storia e memorie del Movimento Studentesco Fiorentino, Istituto Gramsci Toscano (a cura di), Concentramento ore 9, Firenze, Consiglio regionale della Toscana, 2016;
- Francesca Socrate, Sessantotto. Due generazioni, Bari-Roma, Laterza, 2018;
- Potere operaio/Firenze, Lotte degli studenti a Firenze. Dicembre ‘67-dicembre ’69, ciclostilato.
- Carlo Bachi, Nicola Bovoli, Riccardo Mariani, Giovanni Spinoso (a cura di), Firenze Piazza San Marco 30 gennaio 1968. Libro bianco, Firenze, Cooperativa Libraria u.s.f., 1968;
- Orlando Caponetto (a cura di), Michelangelo Caponetto. Una vita in facoltà, DVD-ROM e libro, Firenze, 2008.

La politica di sicurezza del Pci: dall’apparato militare del '48 alla vigilanza dei primi anni ‘70
“Comunque” proseguì Pecchioli, “nell’ipotesi il Partito comunista si trovi costretto ad agire in clandestinità, come tutti saprete, esistono sin dal ’45 dei protocolli di sicurezza elaborati con l’assistenza dei compagni sovietici. L’ultimo aggiornamento risale alla seconda metà del ’67, dopo le rivelazioni sul piano Solo del generale De Lorenzo. Da allora vi è stato un continuo perfezionamento dei protocolli da parte dei compagni della vigilanza, sempre in stretta collaborazione con la residentura del Kgb all’ambasciata di Roma.”
“È possibile conoscere il contenuto di questi protocolli di sicurezza?” domandò Natta.
Pecchioli cercò lo sguardo di Berlinguer.
“Sì, data la situazione ritengo opportuno che tutti i membri di questo ufficio siano informati sul contenuto dei protocolli di sicurezza. È scontato che la questione riveste la massima segretezza, e quindi non deve uscire da questa stanza, in nessuna forma.”
Natta stirò un sorriso e chiuse platealmente il quadernino dove, con grafia minuta e cuneiforme, usava segnare meticolosamente tutto quello che veniva detto alle riunioni.
[estratto del romanzo]
Per approfondire.
- Aa.Vv., L’Italia vista dal Cremlino. Gli anni della distensione negli archivi del Comitato centrale del Pcus, 1953-1970, Viella, 2015;
- Rocco Turi, Gladio Rossa. Una catena di complotti e delitti, dal dopoguerra al caso Moro, Marsilio, 2004;
- Gianni Donno, La gladio rossa del Pci (1945-1967), Rubettino, 2001;
- Salvatore Sechi, Compagno cittadino.Il Pci tra via parlamentare e lotta armata, Rubettino, 2006;
- Miriam Maffai, L’uomo che sognava la lotta armata. La storia di Pietro Secchia, Rizzoli, 1984;
- C. Andrew, V. Mitrokhin, L’archivio Mitrokhin. Le attività segrete del Kgb in Occidente, Rizzoli, 199;
- Maurizio Caprara, Lavoro riservato. I cassetti segreti del Pci, Feltrinelli, 1997;
- Aldo Grandi, Giangiacomo Feltrinelli. La dinastia il rivoluzionario, BDCe, 2012;
- Elio Susani, Quarant’anni dopo. Memorie di piombo, caffè e sigarette. I ricordi di un ex funzionario nella vigilanza del Pci, Tab edizioni, 2021;
- Alberto Menichelli, L’autista di Berlinguer. Quindici anni con il segretario del Pci, Compagnia ed. Aliberti, 2022;
- Luca Telese, La scorta di Enrico. Berlinguer e i suoi uomini: una storia di popolo, Solferino, 2022.

L'attentato a Togliatti
e il tentativo insurrezionale
del luglio 1948
Cossutta storse la bocca. “Si parla di nascondersi, fuggire, difendersi con mazze, idranti, petardi… una qualche forma di resistenza armata seria, non sarà opportuno contemplarla? Sul punto potremmo consultare i compagni sovietici.”
“È del tutto inopportuno e inutile creare milizie paramilitari o allestire arsenali segreti in giro per l’Italia” tagliò corto Berlinguer rinforcandosi con decisione gli occhiali. “Inopportuno perché, se la cosa venisse fuori, potrebbero dare il pretesto alle forze reazionarie di avviare una campagna repressiva, come avvenne con Scelba dopo la tentata insurrezione del ’48. Inutile perché di fronte alla potenza militare che oggi può dispiegare un esercito moderno, i moschetti e le rivoltelle non servono a niente.”
“Non possiamo certo nascondere carri armati e cannoni nelle cantine” bofonchiò Natta.
[estratto del romanzo]
La questione dell'attentato al segretario del Pci Palmiro Togliatti con il conseguente tentativo insurrezionale del luglio 1948 (pochi mesi dopo la sconfitta del Fronte Popolare alle cruciali elezioni politiche del 18 aprile), è strettamente connessa alla tematica dell'apparato militare del Pci che, proprio in quel frangente, ebbe occasione di palesarsi in alcune sue dinamiche.
Per approfondire.
- Carlo Maria Lomartire, Insurrezione. 14 luglio 1948: l'attentato a Togliatti e la tentazione rivoluzionaria, Milano, Mondadori, 2006;
- Giuseppe Pardini, Prove tecniche di rivoluzione. L'attentato a Togliatti, luglio 1948, Milano, Luni editrice, 2016;
- Walter Tobagi, La rivoluzione impossibile. L'attentato a Togliatti: violenza politica e reazione popolare, Milano, Il Saggiatore, 2009;
- A. Fiorani, A. Lega, 1948: tutti armati. Cattolici e comunisti pronti allo scontro, Milano, Mursia, 1998.

Il governo Tambroni
e i tumulti dell'estate 1960
Nella primavera del 1960, durante il lungo e travagliato processo di allargamento della maggioranza di governo al Partito socialista con la formazione dell'alleanza di Centrosinistra (formula politica che, con alterne vicende e alcune interruzioni, avrebbe governato l'Italia nei successivi decenni), l'ambizioso e istrionico democristiano Fernando Tambroni si ritrovò a guidare un governo d'affari che in Parlamento ottenne la fiducia grazie al voto favorevole di Democrazia Cristiana e Movimento Sociale. Il determinante appoggio esterno dei Missini per il varo del governo (non la prima volta nella storia della Repubblica, ma in netta controtendenza con il costituendo Centrosinistra) determinò un vero e proprio terremoto politico in tutto il paese. In molte città, soprattutto del centro-nord, scoppiarono proteste, sollevazioni di piazza, veri e propri tumulti, che le forze dell'ordine riuscirono a contenere con grande difficoltà e diffusi spargimenti di sangue, sino a determinare la caduta del governo nel luglio dello stesso anno.
Il breve e tormentato governo Tambroni fu la leva che portò alla formazione dei primi governi di centrosinistra, sotto la vigorosa guida di Amintore Fanfani e l'appoggio esterno del Psi; ma fu anche un campanello d'allarme per tutte le forze moderate e reazionarie del paese, traumatizzate dall'impatto politico esercitato dai moti di piazza sul sistema politico; allarme che nei successivi anni portò alla rapida e segreta approvazione di dettagliati stati d'emergenza e misure antinsurrezionali da applicarsi in caso di sollevazioni interne (con l'utilizzo delle Forze Armate in funzione di ordine pubblico e la sospensione delle libertà civili), come le circolari Vicari (“Piani Emergenza Speciale”, 1961) e il famigerato “Piano Solo” del generale Giovanni De Lorenzo (1964).
Per approfondire.
- Piero Calandra, I governi della Repubblica. Vicende, formule, regole, Bologna, Il Mulino, 1996, pp. 163-185;
- Mimmo Franzinelli, Alessandro Giacone, 1960. L'Italia sull'orlo della guerra civile, Milano, Mondadori, 2020;
- Philip Cooke, Luglio 1960: Tambroni e la repressione fallita, Milano, Teti editore, 2000.
- Annibale Paloscia, Al tempo di Tambroni. Genova 1960: la costituzione salvata dai ragazzi in maglietta a striscie, Milano, Mursia, 2010;
- Luciano Radi, Tambroni trent'anni dopo. Il luglio 1960 e la nascita del centrosinistra, Bologna, Il Mulino, 1990;
- P. G. Murgia, Il luglio 1960. La prima ricostruzione minuto per minuto dei giorni che videro la caduta del governo Tambroni, Sugar editore, 1968.

Il “piano solo” del generale Giovanni De Lorenzo
“Lascia perdere. Ventre ha seguito il destino del suo mentore. Rapida ascesa e altrettanto rapida caduta dietro al generale De Lorenzo.”
“Cos’è successo?” Ganz aveva conosciuto l’ufficiale italiano sette anni prima. Avevano lavorato assieme in una delicata operazione internazionale per sventare un attentato a Enrico Mattei. Nella stessa missione aveva cono-sciuto Sofia, all’epoca una semplice impiegata dell’Eni. Ganz ricordava il curriculum professionale di Ventre. Appena uscito dall’accademia come uf-ficiale dei carabinieri, debitamente raccomandato, era subito diventato un fidato collaboratore del potente generale Giovanni De Lorenzo, seguendone la travolgente ascesa con una rapida carriera nel Sid. Nella primavera del ’62, quando avevano collaborato assieme, Ventre era capitano dei servizi senza particolari responsabilità. Nel ’66, dopo appena quattro anni, era stato pro-mosso vicedirettore del Sid col grado di colonnello. Successivamente, per cause a Ganz sconosciute, era stato allontanato dai servizi segreti e assegnato ad altro incarico.
“Nella primavera del ’67” iniziò a spiegare Sofia “il generale De Lorenzo è stato travolto dalla fuga di notizie sulle misure antinsurrezionali del ‘piano Solo’ e sui dossieraggi illegali verso i politici della maggioranza. È sta-to ritenuto il principale responsabile di queste deviazioni e, in rapida se-quenza, attaccato dalla stampa, abbandonato dai politici, messo sotto inchie-sta dal governo, destituito da capo di stato maggiore dell’esercito, collocato a riposo. Tutti i suoi uomini ne hanno seguito le sorti. Sono stati epurati dai ruoli chiave che rivestivano nell’apparato militare con sanzioni, congedi an-ticipati, trasferimenti punitivi. Ventre è riuscito a evitare il trasferimento in Sardegna per il rotto della cuffia. Si è rintanato in un centro studi militari della capitale. Ma i guai non sono finiti per lui. Il parlamento ha istituito una commissione d’inchiesta sugli scandali che hanno investito De Lorenzo. I suoi uomini ancora in servizio rischiano ben presto di tornare nell’occhio del ciclone con un’altra ondata di purghe. E questa volta Ventre rischia ve-ramente di finire la carriera in Sardegna o Calabria.” [estratto del romanzo]
Tra i piani di emergenza antinsurrezionali implementati, aggiornati e creati ex novo dagli apparati di sicurezza dopo la vicenda Tambroni, ha assunto particolare notorietà il cd “Piano Solo”, elaborato nel 1964 dall'allora comandante dell'Arma gen. Giovanni De Lorenzo, su richiesta del presidente della Repubblica Antonio Segni. Il piano costituiva una variante dei “Piani Emergenza Speciale” contenuti della circolari Vicari del 1961 e si caratterizzava per il solo impiego dei carabinieri, oltre per le anomale circostanze e procedure che portarono alla sua elaborazione.
Nella primavera del ‘67 uno scoop giornalistico (alimentato da faide interne alle Forze Armate e informazioni fornite dai Sovietici del Kgb) fece emergere l’esistenza del Piano Solo, assieme all'attività di dossieraggio illegale operata dai Servizi segreti militari italiani (Sifar) tra gli anni ‘50 e ’60, anche verso politici della maggioranza. La scandalo fu enorme e determinò un terremoto politico, con la costituzione di svariate commissioni d'inchiesta e l'allontanamento dei vertici militari coinvolti, tra cui lo stesso generale De Lorenzo (che fu destituito dalla carica di capo di stato maggiore dell'Esercito).
Per approfondire.
- Virgilio Ilari, Il generale col monocolo. Giovanni De Lorenzo, Ancona, Casa editrice Nuove ricerche, 1994;
- Mimmo Franzinelli, Il piano solo. I servizi segreti, il centro-sinistra e il ‘golpe’ del 1964, Milano, Mondadori, 2010;
- Mario Segni, Il colpo di stato del 1964. La madre di tutte le fake news, Soveria Mannelli, Rubettino, 2021;
- Dossier ‘Piano solo’, Milano, Kaos Edizioni, 2005.
- Atti Commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti del giugno-luglio 1964 (Relazione Alessi),

Le donne nei movimenti rivoluzionari comunisti
L’intervento fu interrotto da un coro che partì da un gruppo di giovani seduti nel fondo della sala, al grido: “Tupa, Tupa, Tupamaros! Tupa, Tupa, Tupamaros!”
“Io non sono brava a parlare in pubblico.” La voce di Giulia, la voce di una donna, calamitò l’attenzione di tutti i presenti, interrompendo la sequela di slogan e cori in cui era degenerata la riunione. Rispetto ai partiti tradizionali, nei movimenti di protesta nati dal ’68 vi era una forte partecipazione femminile; ma raramente le donne rivestivano ruoli apicali o prendevano la parola nelle assemblee; la loro era una presenza preziosa, ma quasi sempre silenziosa e ancillare. “È la prima volta che intervengo” proseguì Giulia, l’intonazione incerta, gli occhi bassi. “Ma ci tengo a dire una cosa, una cosa che fino a oggi non ho raccontato a nessuno, che mi sono tenuta dentro. Stasera, dopo aver sentito i vostri interventi, soprattutto l’introduzione di Vasco, mi sono resa conto che sbagliavo. Ho il dovere di condividere con voi il peso che mi porto dentro."
[estratto del romanzo]
Per approfondire.
- Aldo Grandi, Insurrezione armata. Per la prima volta parlano i protagonisti di Potere operaio. La storia di uno dei momenti più difficili della nostra Repubblica, Milano, Bur, 2005;
- Silvana Mazzocchi, Nell'anno della Tigre. Storia di Adriana Faranda, Milano, Baldini&Castoldi, 1994;
- Aa. Vv., Ragazze nel '68, Milano, Enciclopediadelledonne, 2018;
- Marta Villa (a cura di), Il mio Sessantotto. Uno sguardo antropologico su memorie, immagini e narrazioni, Roma, Carocci editore, 2019;
- M. Rojas, M. Rodriguez Calderòn (a cura di), Tania la guerrigliera, Milano, Feltrinelli, 1971;
- Amedea Pennacchi, Molotov e bigodini, Roma, Edizioni e/o, 2023;
- Daniela Bini, Donne e lotta armata in Italia (1970-1985), Roma, DeriveApprodi, 2017;
- Aa.Vv., Donne nel Sessantotto, Bologna, Il Mulino, 2018;
- Luisa Passerini, Autoritratto di gruppo, Firenze, Giunti, 2008;
- Luisa Passerini, Storie di donne e femministe, Torino, Rosenberg&Sellier, 1991;
- Stefania Voli, Soggettività dissonanti. Di rivoluzione, femminismi e violenza politica nella memoria di un gruppo di ex militanti di Lotta continua, Firenze, FirenzeUniversityPress, 2015;
- Barbara Balzerani, Compagna luna, Milano, Feltrinelli, 1998;
- Pino Casamassima, Donne di piombo. Undici vite nella lotta armata, Milano, 2005;
- Ida Farè, Franca Spirito, Mara e le altre. Le donne e la lotta armata: storie interviste riflessioni, Milano, Feltrinelli, 1979;
- Piero Agostini, Mara Cagol. Una donna nelle prime Brigate Rosse, Venezia, Marsilio, 1980;
- Stefania Podda, Nome di battaglia Mara. Vita e morte di Margherita Cagol, il primo capo delle Br, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 2007;
- Giovanni Bianconi, Mi dichiaro prigioniero politico. Storie delle Brigate Rosse, Torino, Einaudi, 2003;