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Mauro Pagliai Editore, 2026

pagine: 264

formato: 12,2x20

ISBN: 978-88-564-0595-8   

collana: Biblioteca di Letteratura, 39

settore: L2/Romanzi

costo: euro 16,00

L’apparato militare del Pci nei primi anni ‘70

(…)

     “Comunque” proseguì Pecchioli, “nell’ipotesi il Partito si trovi costretto ad agire in clandestinità, come tutti saprete, esistono sin dal ’45 dei protocolli di sicurezza elaborati con l’assistenza dei compagni sovietici. L’ultimo aggiornamento risale alla seconda metà del ’67, dopo le rivelazioni sul piano Solo del generale De Lorenzo. Da allora vi è stato un continuo perfezionamento dei protocolli da parte dei compagni della vigilanza, sempre in stretta collaborazione con la residentura del Kgb all’ambasciata di Roma.”

     “È possibile conoscere il contenuto di questi protocolli di sicurezza?” domandò Natta.

Pecchioli cercò lo sguardo di Berlinguer.

     “Sì, data la situazione ritengo opportuno che tutti i membri di questo ufficio siano informati sul contenuto dei protocolli di sicurezza. È scontato che la questione riveste la massima segretezza, e quindi non deve uscire da questa stanza, in nessuna forma.”

     Natta stirò un sorriso e chiuse platealmente il quadernino dove, con grafia minuta e cuneiforme, usava segnare meticolosamente tutto quello che veniva detto alle riunioni.

     Pecchioli prima di parlare tirò fuori un fazzoletto bianco dalla tasca della giacca e si soffiò il lungo naso che gli dominava e allungava ancor più il volto affilato. “Ogni federazione provinciale ha due, tre compagni della vigilanza che si occupano di predisporre e attuare i protocolli di sicurezza, in modo da garantire che il partito e i suoi dirigenti possano continuare a operare anche in condizioni di illegalità. Loro compito è allestire almeno due appartamenti sicuri da utilizzare come rifugio, con scorte di cibo in scatola, abiti, trucchi per il camuffamento e, in alcuni casi, radiotrasmittenti e materiale per contraffare documenti. Tutti i membri della vigilanza non sono iscritti al Pci, non fanno vita di partito, sicché nessuno può ricondurli a noi. A Roma c’è la struttura centrale della vigilanza con una quindicina di compagni. Loro missione, gestire la sicurezza nella capitale, dove risiedono i vertici del partito, e coordinare e istruire i centri periferici. Tutti i compagni di Roma della vigilanza, tra il 1967 e il 1968, hanno seguito speciali corsi di addestramento in Unione Sovietica tenuti da esperti del Kgb in tecniche di camuffamento, produzione di documenti falsi, radiotrasmissioni e utilizzo di codici cifrati. I compagni del Kgb hanno poi fornito tre stazioni radio BR-24, sei stazioni radio Selega e un moderno cifrario segreto per garantire il funzionamento della rete clandestina interna ed esterna del partito. In questo modo le federazioni dotate di impianti radiotrasmittenti, una decina in tutto il paese, saranno in contatto con Roma, e Roma sarà in contatto con Mosca tramite una stazione radio a Sofia gestita direttamente dal Kgb. Quest’estate i compagni del Kgb hanno trasmesso nuovi programmi di addestramento radio e suggerito l’acquisto di nuovi ricevitori di tipo Intercontinental e Satellit per migliorare le comunicazioni. Per quest’anno inoltre sono previsti nuovi corsi di aggiornamento a Mosca per i nostri tecnici della stazione centrale.”

     “Per la capitale esiste un protocollo specifico?” domandò Natta.

     “Come accennavo, tutelare i vertici del partito è basilare. A Roma sono disponibili dieci appartamenti sicuri, forniti di tutto il necessario per una lunga permanenza. Sono poi state allestite delle vie di fuga prioritarie, via mare e via aerea. A Livorno e Civitavecchia sono sempre disponibili quattro motoscafi d’altura. All’aeroporto dell’Urbe sono pronti al decollo due aerei da quattro posti. Inoltre, proprio in questi giorni, sono state decise delle misure speciali di difesa e sorveglianza per la nostra sede centrale, qui in via delle Botteghe Oscure. Saranno implementate nelle prossime settimane. Se volete dare un’occhiata, ho qui con me una cartella con il dettaglio di queste misure.”

     “Si vis pacem, para bellum, sempre valida la massima dei nostri illustri antenati” commentò Natta.

     “Pecchioli, procedi alla lettura” intervenne Berlinguer sbuffando una nuvola azzurrognola di fumo.

     Il responsabile della commissione nazionale di organizzazione del partito estrasse una sottile cartellina dalla borsa di pelle a fianco della sedia. Dentro c’erano tre fogli battuti a macchina. Iniziò a leggere.

 

Resistenza passiva

- murare, dall’interno, tutte le vetrine alla redazione Rinascita e le porte interne di collegamento con gli uffici;

- posizionare griglie a tutte le finestre dei piani terra e primo e sostituire le attuali saracinesche con serrande di lamiera pesante;

- intervenire presso la Sip per incassare la parte del cavo telefonico collegato con il nostro centralino;

- rafforzare la cancellata di sbarramento della porta della scala centrale;

- acquistare uno o due gruppi elettrogeni da installare nell’interrato, per garantire un minimo di illuminazione autonoma di alcuni uffici (secondo piano e interrato);

- acquistare candele, torce elettriche da mettere a disposizione dei vari uffici e predisporre una scorta di generi alimentari.

 

Resistenza attiva

- portare l’organico della vigilanza nella sede del comitato centrale da 11 a 14 compagni;

- istituire la vigilanza notturna negli uffici di via dei Polacchi, predisponendo un collegamento con via della Botteghe Oscure (campanelli di allarme, etc.);

- predisporre un piano di utilizzazione dei compagni dell’apparato in caso di emergenza (difesa della sede, difesa dei piani, collegamento con le federazioni, con i compagni delle fabbriche romane, con le più importanti sezioni, etc.)

- nominare il responsabile della difesa della sede e i responsabili di piano;

- organizzare, in accordo con la federazione romana, un servizio di vigilanza alla sede del comitato centrale di almeno 250 compagni, divisi in gruppi di 5 compagni (questo servizio, da impiegare in casi di emergenza, dovrebbe essere costituito, prevalentemente, da operai e da giovani compagni opportunamente selezionati);

- chiedere il porto d’armi per tutti i compagni autisti e della vigilanza (attualmente ne sono in possesso solo tre compagni);

- aumentare la scorta di bastoni, mazze di vario tipo, da collocare nei vari piani, secondo il criterio della difesa generale e per piano;

- procurare bombe lacrimogene, lanciarazzi, petardi, etc.;

- tenere sempre in efficienza i due idranti istallati al pianoterra e azionati da una pompa idraulica; predisporre un prodotto chimico da mescolare con l’acqua della cisterna appositamente costruita nell’interrato;

- installare sulla terrazza del sesto piano una sirena azionata elettronicamente e una azionata a mano;

- sperimentare telefoni da campo per collegamenti di emergenza tra la sede del comitato centrale e alcuni dirigenti (per la loro efficacia è necessario installare un’antenna sulla terrazza del sesto piano).

 

     Cossutta storse la bocca. “Si parla di nascondersi, fuggire, difendersi con mazze, idranti, petardi… una qualche forma di resistenza armata seria, non sarà opportuno contemplarla? Sul punto potremmo consultare i compagni sovietici.”

     “È del tutto inopportuno e inutile creare milizie paramilitari o allestire arsenali segreti in giro per l’Italia” tagliò corto Berlinguer rinforcandosi con decisione gli occhiali. “Inopportuno perché, se la cosa venisse fuori, potrebbero dare il pretesto alle forze reazionarie di avviare una campagna repressiva, come avvenne con Scelba dopo la tentata insurrezione del ’48. Inutile perché di fronte alla potenza militare che oggi può dispiegare un esercito moderno, i moschetti e le rivoltelle non servono a niente.”

     "Non possiamo certo nascondere carri armati e cannoni nelle cantine” bofonchiò Natta.

(…)

 

[estratto del romanzo]

 

Per approfondire.

 

-  Aa.Vv., L’Italia vista dal Cremlino. Gli anni della distensione negli archivi del Comitato centrale del Pcus, 1953-1970, Viella, 2015; 

-  Rocco Turi, Gladio Rossa. Una catena di complotti e delitti, dal dopoguerra al caso Moro, Marsilio, 2004; 

-  Gianni Donno, La gladio rossa del Pci (1945-1967), Rubettino, 2001; 

-  Salvatore Sechi, Compagno cittadino.Il Pci tra via parlamentare e lotta armata, Rubettino, 2006; 

-  Miriam Maffai, L’uomo che sognava la lotta armata. La storia di Pietro Secchia, Rizzoli, 1984; 

-  C. Andrew, V. Mitrokhin, L’archivio Mitrokhin. Le attività segrete del Kgb in Occidente, Rizzoli, 199; 

-  Maurizio Caprara, Lavoro riservato. I cassetti segreti del Pci, Feltrinelli, 1997;

-   Aldo Grandi, Giangiacomo Feltrinelli. La dinastia il rivoluzionario, BDCe, 2012;

-   Elio Susani, Quarant’anni dopo. Memorie di piombo, caffè e sigarette. I ricordi di un ex funzionario nella vigilanza del Pci, Tab edizioni, 2021; 

-  Alberto Menichelli, L’autista di Berlinguer. Quindici anni con il segretario del Pci, Compagnia ed. Aliberti, 2022; 

-  Luca Telese, La scorta di Enrico. Berlinguer e i suoi uomini: una storia di popolo, Solferino, 2022.

 

L'attentato a Togliatti e il tentativo insurrezionale del luglio 1948

La questione dell'attentato al segretario del Pci Palmiro Togliatti con il conseguente tentativo insurrezionale del luglio 1948, pochi mesi dopo la sconfitta del Fronte Popolare alle cruciali elezioni politiche dell'aprile 1948, è strettamente connesso alla tematica dell'apparato militare del Pci. 

Per approfondire. 

 

-  Carlo Maria Lomartire, Insurrezione. 14 luglio 1948: l'attentato a Togliatti e la tentazione rivoluzionaria, Milano, Mondadori, 2006;

-  Giuseppe Pardini, Prove tecniche di rivoluzione. L'attentato a Togliatti, luglio 1948, Milano, Luni editrice, 2016; 

-  Walter Tobagi, La rivoluzione impossibile. L'attentato a Togliatti: violenza politica e reazione popolare, Milano, Il Saggiatore, 2009;